APOSTASIA CONCLAMATA
Rivoluzione nella Chiesa, atto secondo: L'APOSTASIA CONCLAMATA! (La Scure di Elia)

reinventare la Chiesa.
I suoi promotori, a quanto pare, son convinti che la Chiesa non sia una
società di origine ed essenza soprannaturali, ma una mera forma di
aggregazione la cui struttura e il cui funzionamento, alla stregua di un
partito politico o di un’organizzazione umanitaria, possa esser sempre
modificata in base ai mutevoli orientamenti dei membri. Nel nostro caso,
in verità, si tratta di un ristretto gruppo di ideologi – per lo più
tedeschi o da loro formati – che vorrebbero imporre le proprie vedute a
tutto il corpo ecclesiale, malgrado una posizione decisamente
minoritaria. Tipico di tutti gli ambienti di mentalità marxista, questo
atteggiamento non considera il popolo nient’altro che una massa da
manipolare a piacimento secondo criteri stabiliti da una ristretta
cerchia di intellettuali. La teologia della liberazione, anche nella
variante della teologia indigenista,
ne è un esempio lampante, con la sua rete di “funzionari del partito”
(preti, professori, operatori pastorali) che hanno studiato in Germania o
da lì hanno ricevuto le idee.
Il Sinodo per l’Amazzonia, previsto per il prossimo ottobre, è stato dichiaratamente pensato come una grande occasione per reinventare la Chiesa. I suoi promotori, a quanto pare, son convinti che la Chiesa non sia una società di origine ed essenza soprannaturali, ma una mera forma di aggregazione la cui struttura e il cui funzionamento, alla stregua di un partito politico o di un’organizzazione umanitaria, possa esser sempre modificata in base ai mutevoli orientamenti dei membri. Nel nostro caso, in verità, si tratta di un ristretto gruppo di ideologi – per lo più tedeschi o da loro formati – che vorrebbero imporre le proprie vedute a tutto il corpo ecclesiale, malgrado una posizione decisamente minoritaria. Tipico di tutti gli ambienti di mentalità marxista, questo atteggiamento non considera il popolo nient’altro che una massa da manipolare a piacimento secondo criteri stabiliti da una ristretta cerchia di intellettuali. La teologia della liberazione, anche nella variante della teologia indigenista, ne è un esempio lampante, con la sua rete di “funzionari del partito” (preti, professori, operatori pastorali) che hanno studiato in Germania o da lì hanno ricevuto le idee.
Il Sinodo per l’Amazzonia, previsto per il prossimo ottobre, è stato dichiaratamente pensato come una grande occasione per reinventare la Chiesa. I suoi promotori, a quanto pare, son convinti che la Chiesa non sia una società di origine ed essenza soprannaturali, ma una mera forma di aggregazione la cui struttura e il cui funzionamento, alla stregua di un partito politico o di un’organizzazione umanitaria, possa esser sempre modificata in base ai mutevoli orientamenti dei membri. Nel nostro caso, in verità, si tratta di un ristretto gruppo di ideologi – per lo più tedeschi o da loro formati – che vorrebbero imporre le proprie vedute a tutto il corpo ecclesiale, malgrado una posizione decisamente minoritaria. Tipico di tutti gli ambienti di mentalità marxista, questo atteggiamento non considera il popolo nient’altro che una massa da manipolare a piacimento secondo criteri stabiliti da una ristretta cerchia di intellettuali. La teologia della liberazione, anche nella variante della teologia indigenista, ne è un esempio lampante, con la sua rete di “funzionari del partito” (preti, professori, operatori pastorali) che hanno studiato in Germania o da lì hanno ricevuto le idee.
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