sabato 27 maggio 2017

A proposito del Diavolo

Iniziamo con Baudelaire:
«La più grande astuzia del diavolo è farci credere che non esiste». Questa affermazione è molto più sottile e caustica di quanto possa apparire a prima vista, e per sentirne la bruciatura necessita un’intuizione, non certo un “ragionamento”.
Oggi, se ti azzardi a far notare che forse il diavolo esiste davvero il minimo che ti può capitare è uno sberleffo, ma in tal caso è chiaro che è proprio lo sberleffo a confermare l’astuzia del diavolo quale ispiratore dello sberleffante. Quindi c’è poco da sberleffare. In fondo, non credere al diavolo, esattamente come non credere in Dio, non può essere che il frutto dei parametri decisamente anti culturali che opprimono l’uomo naturale, la cui anima, per dirla con Jung, è appunto naturaliter religiosa, e ancor più precisamente con Tertulliano, naturaliter cristiana, ciò che spiega la naturale incarnazione sovrannaturale del Verbo Gesù.

A Baudelaire fa eco
Gómez Dávila: « Il più grande errore moderno non è l’annuncio della morte di Dio, ma l’essersi persuasi della morte del diavolo», e ancora: « La morte di Dio è una falsa notizia messa in giro dal diavolo che mentiva sapendo di mentire».
Proseguiamo con
Dostoevskij: «Penso che se il diavolo non esiste, ma l’ha creato l’uomo, l’ha creato a sua immagine e somiglianza». Pensiero terribile che addirittura fa dell’uomo il vero diavolo, sicché non è da escludere che coloro, e sono tanti, che con ironico piglio di sufficienza dileggiano chi almeno si fa un problema dell’esistenza del diavolo, siano essi stessi il diavolo in persona o quanto meno suoi  sostanziali e scrupolosi emissari. A Gesù che gli chiede «Qual
è il tuo nome?» lo spirito impuro che possiede un uomo risponde: «Il mio nome è Legione, perché siamo in molti». Anche in questo caso c’è poco da sberleffare,
ed anzi quel «siamo in molti» dovrebbe, in chi ha un minimo di sale in zucca, provocare un salutare brivido.


Ed ora consideriamo una non tanto strana coincidenza di sconcertante attualità fra il papa Paolo VI e mons. Lefebvre, laddove mentre il primo affermava già nel 1972 che «Il fumo di Satana è entrato, da qualche fessura, nelle stanze dei sacri palazzi», il secondo scrive nel 1978 un inquietante libro sul «colpo da maestro di Satana», al cui riguardo afferma tra l’altro don Aldo Rossi, sul bollettino ROMA FELIX Aprile 2017 del Priorato San Pio X di Albano Laziale:

«Da oltre cinquant’anni il capofila del processo rivoluzionario come Angelo di luce (Lucifero) riesce non solo a far penetrare le sue idee rivoluzionarie (libertà, uguaglianza, fraternità …) nella società ma anche nella Chiesa. Non uccide fisicamente il Papa come è avvenuto per san Pietro ma ancora meglio riesce con una intelligenza sovraumana ad “abbagliare” il successore di Pietro e con lui gran parte degli uomini di Chiesa, coinvolgendolo completamente nel suo spirito e nel turbine rivoluzionario che ha come scopo di distruggere l’ordine cristiano voluto da Dio per la salvezza delle anime. Con il Concilio Vaticano II la fede che viene proposta è quella rivoluzionaria, liberale e modernista condannata tante volte dalla Madre Chiesa.  I muri cattolici (la fede, la Messa e i veri pastori) che difendono la Chiesa sono frantumati. Ma al loro posto si costruiscono i ponti liberali (dignità umana, libertà di coscienza, ecumenismo ecc.) per i nemici dichiarati e nascosti della Chiesa. È così che si arriva nel 2017 per esempio ad elogiare dei personaggi come Lutero e Marco Pannella, spingendo a seguire il loro “spirito” che non è certamente lo Spirito Santo. “Che lo spirito di Marco (sic!) – dice mons. Paglia – ci aiuti a vivere nella stessa direzione”. Questa volta sembra veramente che non ci sia niente da fare: la velocità di scristianizzazione è impressionante. Come direbbe mons. Lefebvre siamo di fronte al “colpo da maestro si Satana” che utilizza il Vicario di Cristo per allontanare da Cristo».

La scristianizzazione dipende dal non ascoltare Cristo che, Egli sì, sapeva (sa) del diavolo: «non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna».

Insomma questo diavolo, questo «padre della menzogna», pur evitando decisamente di vederlo dappertutto, che è un’ossessione proprio da esso insufflata onde provocare la reazione del contrario, cioè il non vederlo da nessuna parte, non sembra un tipo di cui ci si possa totalmente infischiare, se persino Bergoglio, tutto preso dal «camminare insieme» (!) ad immigrati, gay e divorziati, dato che secondo lui la Chiesa deve essere un "ospedale da campo"» in cui … non si cura un bel niente e si lascia misericordiosamente tutto com’è, ha potuto avvertire che il diavolo «è il bugiardo, è il padre dei bugiardi, che non ci butta addosso fiori ma frecce infuocate, per ucciderci» (mercoledì 29 ottobre 2014 a Santa Marta).

Però, vien da chiedersi chi sia stato l’ispiratore del medesimo Bergoglio che, come riporta l’Osservatore Romano del 5/4/2017, se n’è uscito con una delle sue bufale: «Gesù si è “fatto serpente” […], lo dice Paolo: “si è fatto peccato” e ha preso l’apparenza del padre del peccato, del serpente astuto». Siamo di fronte ad una falsificazione gnostica e blasfema (o luterano-calvinista che è lo stesso) della Persona di Gesù Agnello immacolato, sulle cui conseguenze subliminali nelle menti delle sprovvedute pecorelle è meglio sorvolare. E certo William Shakespeare fa riflettere: «il diavolo sa ben citare la Sacra Scrittura per i suoi fini». 
 Enrico Salvi 
 
blog.messainlatino.it/2017/05/a-proposito-del-diavolo.html

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