mercoledì 5 aprile 2017

Se il primo ministro lussemburghese e suo “marito” vengono ricevuti ufficialmente in Vaticano

Se il primo ministro lussemburghese e suo “marito” vengono ricevuti ufficialmente in Vaticano
Senza parole. Tra l'altro, persino il presidente Mattarella, dovendoli ricevere, manifesta nelle foto un'apparente perplessità. Cosa che non succede, sempre in apparenza, in Vaticano.
L
Il Timone
Il Primo Ministro del Lussemburgo è venuto in visita in Italia con suo “marito”. Il fatto è che è pure lui un uomo. Nonostante ciò, nelle varie visite ufficiali e ricevimenti, ha portato con sé un altro uomo presentandolo appunto come “marito” (il che lascia supporre che lui sia la “moglie”).


Evidente è l’intento non tanto provocatorio, quanto dissolutorio: certamente lo ha fatto su commissione di altre forze, che hanno stabilito che sia giunto il momento di “rompere anche questo tabù” a livello diplomatico internazionale. Insomma, si tratta come ovvio di una messinscena orchestrata all’uopo, non nel senso che i due non siano realmente omosessuali e amanti (suppongo di sì), ma al fine di ottenere un risultato ben preciso. Un passo avanti non così secondario e scontato come si è voluto far credere.

E questo è il punto della questione. Questi due signori sono stati ufficialmente ricevuti dal Presidente della Repubblica e dalla alte cariche dello Stato, come se niente fosse. Non solo. Sono stati ricevuti in Vaticano… come se niente fosse. Sorge la domanda: li hanno ricevuti come due amiconi in gita o veramente come “marito e moglie”?

La domanda non è secondaria o semplice frutto di venatura polemica. Solo qualche anno fa sarebbe stato del tutto inconcepibile e non solo in Vaticano. Sono sempre esistiti ovviamente politici e anche capi di Stato omosessuali: ma nella loro vita privata. Poi si è passati alla denuncia pubblica. Poi al “matrimonio”. Ora all’ufficializzazione internazionale del “matrimonio”. Perfino in Vaticano.

Non è necessario risalire al passato più lontano per rendere idea del livello di sovversione raggiunto. Non è necessario nominare qualche sovrano medievale o moderno. Nemmeno dell’anteguerra. È sufficiente rimanere nel nostro mondo postbellico, quello delle repubbliche democratiche in cui tutti viviamo felicemente: ve lo immaginate Amintore Fanfani che riceve i due piccioncini “sposati”?

Non è necessario andare ai papi medievali, a Pio IX, a san Pio X e nemmeno a Pio XII. È sufficiente rimanere nell’ambito nuova chiesa conciliare: ve l’immaginate Paolo VI o Giovanni Paolo II ricevere i due piccioncini? Ricordo solo che ancora nei primi anni postconciliari era in uso nella Chiesa che il papa non riceveva coppie conviventi o divorziate. La chiesa del terzo millennio invece riceve in visita ufficiale internazionale in Vaticano una coppia omosessuale che si presenta apertamente come “marito e moglie” . “Contra factum non valet argomentum”.

La domanda è: quando verranno – questi due o altri che immancabilmente verranno – con i “loro” bambini comprati chissà dove, li riceveranno ugualmente con tutti gli onori? Onoreranno il nuovo mercato degli schiavi? E non aggiungo altro…

E allora ti sorge una domanda nel cuore: cosa combattiamo a fare le nostre battaglie in difesa del matrimonio sacramentale o comunque naturale, della famiglia vera, soprattutto dei bambini?

“Ma sono obbligati dall’etichetta diplomatica!”, sento già la risposta. Risposta falsa. Sia perché in passato, e in un passato ancora recentissimo, come appena detto, l’etichetta l’imponeva la Chiesa e non la diplomazia laica, sia perché nessuno può obbligare un qualsiasi Capo di Stato – laico o ecclesiastico – a fare qualcosa. L’unico obbligo di statisti veri è servire il Bene della società. L’unico obbligo degli uomini di Chiesa è servire la Verità nella Carità. Nel momento in cui è caduta perfino questa barriera, non potranno allora più rifiutare tra qualche tempo di ricevere le “famiglie” con i bambini comprati al mercato, stile Vendola, altrimenti saranno accusati di razzismo e omofobia. E così saranno sempre più complici della dissoluzione.

Chiudo però con la vera considerazione che volevo fare e riguarda l’insegnamento da trarre da questa non abbastanza approfondita pagina di follia contemporanea. Ovvero, che – come sanno perfettamente le forze della Rivoluzione dissolutiva – noi… ci abituiamo a tutto. Ma proprio a tutto. Tutto, con il passar del tempo, diviene possibile. E, di conseguenza, normale. Normale! Ecco la responsabilità di chi li ha accolti e di tutti noi che tacciamo o addirittura giustifichiamo tale “normalizzazione” di ciò che solo venti anni fa era impossibile.

La verità… è che fare resistenza alla corrente del fiume, essere scomodi all’opinione pubblica, non conviene. Dà fastidio. Richiede sforzo e coraggio, ma soprattutto capacità di sofferenza. Ancor più: richiede amore per Dio. Un amore immenso per la Verità e immensa carità per i veri deboli di questa società, che non sono gli immigrati che ci mandano per invaderci.

Vedendo queste cose, ti viene la voglia di appendere la spada e mandare tutti a quel paese. Invece, oggi più che mai, tocca a noi laici cattolici ancora legati – nemmeno alla Tradizione, ma – al solo Bene comune, fosse anche solo quello dei nostri bambini, combattere la battaglia più importante di tutta la storia umana.

Perché… «Quando cadono i grandi, tocca ai piccoli guidare» (Tolkien).

Questa visita è più sovversiva di una guerra mondiale. E tutti fanno finta di non capire. 

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