mercoledì 21 marzo 2018

Gli AntiRatz in azione per censurare la CENSURA del VATICANO


ANTI-RATZ SCATENATI SUI SOCIAL PER COPRIRE LO SCANDALO DELLA LETTERA.


Marco Tosatti
Ci mancavano. Con la sciagurata vicenda Viganò – per concludere la quale manca almeno una lettera, quella inviata dal Prefetto per la Comunicazione a Benedetto XVI; e forse due, quella di rinuncia all’incarico – abbiamo visto la nascita di un gruppo sociale, analogo agli Antifa, gli AntiRatz.
Ve ne faremo vedere qualche esempio raccolto sui social, che sono il luogo privilegiato delle loro scorribande. Per nostra comodità ricapitoliamo la vicenda.
A gennaio il Prefetto manda una lettera a Benedetto, chiedendogli di scrivere un qualcosa di “denso e conciso” per commentare undici piccoli volumi di altrettanti autori che illustrano la teologia di papa Francesco. Diversi degli autori sono certamente su posizioni teologiche diverse da quelle di Ratzinger. Almeno un paio gli sono decisamente contrari, uno di loro in maniera clamorosa. Benedetto è una persona mite: è stato il suo difetto esistenziale, specialmente da papa. Non risponde dicendo: è una provocazione o uno scherzo? Sa a chi sta scrivendo? Nei primi due paragrafi usa i concetti espressi da Viganò  nella sua lettera di invito– “lo stolto pregiudizio” di pensare che Francesco sia solo pratico, e lui, Ratzinger, solo teorico, e la “continuità interiore” fra i due pontificati; cioè il minimo sindacale, visto che non può per amore di verità parlare di continuità teologica, di governo, magisteriale, pastorale o liturgica.
Sempre troppo cortese, probabilmente. Poi dice che non ha letto e non leggerà mai i libriccini, cadendo in contraddizione: prima aveva plaudito all’iniziativa, che però poi ammette di non conoscere…e infine, dopo aver detto che non se ne parla proprio, spiega anche perché: uno degli autori è sempre stato su posizioni anti-papa. Come si fa a chiedergli una lode scritta? Insomma: se è uno scherzo non fa ridere, e se è un provocazione, beh….
La lettera è riservata e personale. Quindi, non dovrebbe essere conosciuta da nessuno se non dal Prefetto. Che però cerca di usarla per accreditare un sostegno di Benedetto a Francesco, manovra che provoca una qualche sorpresa irritazione a casa Ratzinger, la sera, davanti alla televisione. Ma non c’è nessuna reazione, anche se potrebbe essere legittima. Il resto lo conosciamo: Magister rivela il terzo paragrafo, e Winfield il taroccaggio della fotografia, e poi viene fuori che c’era anche un quarto paragrafo, e il Vaticano è costretto a pubblicare la lettera, per rimediare, in parte,  a una figuraccia planetaria.

Ma nei giorni seguenti accorrono in difesa del Prefetto gli AntiRatz. “Già altre volte avevo sottolineato la opportunità che il Vescovo emerito di Roma mantenesse accuratamente quel silenzio che aveva promesso all’atto delle proprie dimissioni”, pontifica uno. Ma Benedetto ha solo risposto a una lettera privata! Già ma allora le sue parole “attestano anche, purtroppo, una acrimonia e una unilateralità di giudizio su un collega teologo”. E questo AntiRatz continua, impermeabile alla logica: “Curioso paradosso: chi ha promesso solennemente di tacere, ha parlato senza prudenza”. Ma non ha parlato! Ha motivato, privatamente, il suo diniego a un lavoro. E ha scritto in “Riservata personale”; che se l’italiano ha un senso, significa riservata e personale, non pubblica e pubblicabile.
Ma gli AntiRatz continuano imperterriti con Bombe Carta. “Ricordiamoci pure che Benedetto ha i suoi anni e potrebbe aver perso parte della sua lucidità”, scrive uno, mentre un compare commenta: “Semel Inquisitor, semper Inquisitor?”. Un terzo è definitivo e categorico: “Ma perché tutte queste titubanze? Ratzinger doveva stare zitto. Punto”. Ma è stato zitto….Niente, implacabili: “Aveva detto di voler scegliere il silenzio, lo mantenga”.

E poi c’è chi rimprovera la mancanza di par condicio: “Nonostante al momento delle dimissioni avesse detto di voler servire la Chiesa ‘con una vita dedicata alla preghiera’ il Papa emerito negli ultimi anni, infatti, non ha disdegnato di impegnare le sue giornate nella lettura e nella stesura ad esempio della prefazione dal libro ‘L’elogio del silenzio’ del Card. Sarah, quello stesso cardinale prefetto della Congregazione del culto divino pubblicamente corretto da Sua Santità Papa Francesco; ma anche per il libro del Card Müller, ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede”. E allora? “Non appare dunque strano che, data l’uscita a fine dicembre della collana ‘Teologia di Papa Francesco’ nella quale undici teologi raccontano quale teologia sottenda alle parole e ai gesti del Papa, uno dei suoi più stretti collaboratori, Monsignor Dario Viganò, senz’altro su indicazione del Pontefice, abbia domandato proprio a Ratzinger di volerne scrivere. In un clima di divisioni e discordie come quello attuale, nel quale il Papa è fatto oggetto di attacchi e critiche come mai era accaduto ai suoi predecessori, una scelta del genere si poteva intuire come un’occasione offerta a Benedetto per smarcarsi da chi intende tirarlo per la giacchetta”. Non so quale fonti abbia la signora che ha scritto queste righe, ma se le sue parole sono buone, ci danno alcune notizie: che l’iniziativa era del Pontefice regnante; che era mirata a sollecitare l’appoggio del papa emerito in un momento in cui la gestione del Pontefice conosce crisi e polemiche. Che invece l’episodio ha aumentato, anche se l’autrice cerca di salvare l’insalvabile: “Tanto meno ne esce male Viganò che, oltre all’opera quasi titanica di riformare la comunicazione vaticana, si è trovato tra le mani una lettera estremamente ambigua e controversa e ha cercato di gestirla nella maniera più rispettosa possibile verso chi l’ha scritta, facendone evidentemente l’unica cosa che poteva fare: leggendone la parte pubblica”. Che però, ahimè, non esisteva: era tutta “riservata e personale”…con buona pace degli AntiRatz.

Qualche altro esempio lo trovate nelle fotografie. Ma ci sembra interessante pubblicare il commento di un lettore, che fa capire quanto sia ormai profondo il malessere. F.C. scrive: “Ho avuto un bel da fare col mio parroco che mi vieta sempre di leggere questo sito perché, mi dice, è contro il papa Francesco! Diciamo che vi siete fatti una pessima nomea ma gli chiedo, al mio parroco, ma lei li legge? Li legge i loro articoli? No – mi risponde – e allora io gli rispondo come fa a giudicare solo dalle immagini o dai titoli? Quello che mi colpisce di più è che tanti sacerdoti e laici come me hanno capito bene che ci sono dei problemi con questo papa, ma rifiutano di capire le ragioni, non vogliono approfondire, tutti si aspettano che passerà, addirittura il mio parroco mi dice testualmente: ma stai tranquillo, morto un papa se ne fa un altro! Però mi fa pensare che questi sacerdoti non fanno censure a tanti altri siti davvero peccaminosi, quanto si prodigano a vietarci di leggere voi, Socci, Marco Tosatti, persino la nuova bussola e ieri ci hanno ammonito che anche Aldo Maria Valli è caduto nel peccato. Tristi tempi questi, dove si scambia ciò che è bene in male, e poi non si fa nulla per fermare il male vero che dilaga. Grazie per il lavoro che fate!”.

http://www.marcotosatti.com/2018/03/21/anti-ratz-scatenati-sui-social-per-coprire-lo-scandalo-della-lettera/

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