domenica 2 luglio 2017

MÜLLER LIBERO, UNA MINA VAGANTE. PER LA SUCCESSIONE C’È ANCHE L’IPOTESI LADARIA…

Marco Tosatti
Chissà se la non conferma del cardinale Gerhard Müller come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e il suo possibile ritorno in Germania, forse senza nessun incarico preciso, “sine officio” è il termine ufficiale, è una mossa azzeccata da parte del Pontefice regnante. Da vecchi giocatori di scacchi abbiamo qualche dubbio.
Ma quando uno non ne può più, non ne può più, e al diavolo i calcoli politici razionali. Papa Bergoglio non prediligeva – usiamo un eufemismo – il porporato tedesco. Pare che nel lontano passato avesse addirittura chiesto al suo emerito, en passant, se sarebbe stata una mossa possibile e praticabile il cambiamento in corsa del titolare della Fede. Ottenendo la risposta: il Papa può fare ciò che vuole, ma sarebbe certamente uno scandalo. E allora ci si era imposti la pazienza.
Che però non aveva cambiato niente nella sostanza del non amore, anzi. Il Pontefice non perdeva occasione per mostrare tutta la sua distanza dalla Congregazione della Fede, che dovrebbe essere il suo aiuto principale; specialmente nel caso di un papa che di teologia, come ammette egli stesso, ne mastica poca. Gli episodi di questo genere non si contano. Basta ricordare, come uno degli ultimi episodi, il licenziamento di tre dipendenti senza motivo. E sullo sfondo naturalmente c’era e c’è Amoris Laetitia. Le decine e decine di osservazioni che la Congregazione ha inviato al Papa prima della pubblicazione del testo sono state in larga parte ignorate, e comunque non hanno ricevuto risposta. E l’entourage del Pontefice ha nutrito il sospetto che i cardinali dei Dubia avessero la simpatia del Prefetto della Fede.
E qui torniamo alla domanda iniziale: è una mossa azzeccata? Müller in tutti questi anni, pur insistendo sul fatto che l’esortazione apostolica andava letta alla luce della tradizione, e riaffermando, anche di recente, che i divorziati risposati possono avere la comunione solo se vivono come fratello e sorella, per lealtà verso il Pontefice, chiunque esso sia, ha tenuto a freno sentimenti ed espressioni.
Adesso che è un uomo libero, e veramente libero, se come sembra non avrà nessun incarico ufficiale, la schiera dei critici del’Amoris Laetitia e delle sue interpretazioni più aperte potrebbe acquistare un personaggio di grande peso e caratura. Se fossi il Pontefice forse preferirei un Mūller legato al guinzaglio della lealtà che libero e sciolto.
Per la successione nei giorni scorsi si è parlato sui giornali dell’arcivescovo di Vienna, il card. Schōnborn; di Victor Manuel ‘Tucho’ Fernandez, rettore dell’Università Cattolica di Buenos Aires; del card. Sean O’Malley, arcivescovo di Boston; e dell’arcivescovo italiano Bruno Forte.
A questa lista ci permettiamo di aggiungere un nome che è circolato con una certa insistenza nella ultime ore. E’ quello dell’attuale segretario per la Congregazione della Fede, il gesuita, Luis Francisco Ladaria Ferrer. Docente Teologia dogmatica alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana e vice-rettore dell’università, è stato anche segretario generale della Commissione Teologica Internazionale. Dal 2008 è nominato segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, e il 2 agosto 2016 è nominato presidente della Commissione di studio sul Diaconato delle donne.

http://www.marcotosatti.com/2017/07/01/muller-libero-una-mina-vagante-per-la-successione-ce-anche-lipotesi-ladaria/

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