lunedì 17 aprile 2017

Il nuovo verbo

don Elia. Il nuovo Verbo

Gli antichi ordini religiosi si basavano su forme concrete di vita che incarnavano il Vangelo sotto un determinato aspetto; le congregazioni più recenti, nell’Età moderna, si caratterizzavano invece per una sequela Christi orientata ad uno specifico servizio caritativo. I fondatori, in ogni caso, non facevano altro che rispondere ad una chiamata speciale da parte di Dio, scoperta mediante un’esperienza di conversione o di vita interiore particolarmente intensa. Tutto nasceva dai fatti – di origine soprannaturale, sì, ma fatti. Gli attuali movimenti ecclesiali, invece, sono stati per lo più generati da un’idea o da un progetto: non c’è anzitutto l’esperienza di qualcuno che, lasciandosi afferrare dall’iniziativa divina, ha cercato di vivere il Vangelo in modo radicale, ma un’intuizione personale con cui lo si interpreta in una certa chiave e si elabora poi un sistema di pensiero o, più semplicemente, una visione della Chiesa e del mondo.

In questo contesto non è più il Vangelo ad avere il primato, ma il nuovo Verbo del fondatore, come una lente attraverso la quale si legge il primo e un criterio che imposta la vita. Nella coscienza di un adepto, inoltre, non è più l’autorità ecclesiastica ad avere il compito di valutare le nuove proposte, ma le idee del guru-fondatore a giudicare quella, mentre il movimento assurge a modello unico per la Chiesa intera, che per essere autentica e sana dovrebbe conformarvisi: «Se tutti la pensassero come noi e facessero la nostra stessa esperienza, la Chiesa sarebbe finalmente ciò che deve essere». Dato che, molto spesso, nella stessa diocesi e nella stessa parrocchia sono presenti più movimenti, si pone il problema di “fare unità”: ecco allora che si organizzano incontri a scopo di conoscenza reciproca ed eventi che diano l’opportunità di mettere in contatto “carismi” diversi – oppure, molto più pragmaticamente, si appaltano le diverse attività e celebrazioni ripartendole equamente fra tutti, a seconda delle “specialità”.
È così possibile, fra l’altro, assistere in certe occasioni a Messe “ecumeniche” in cui i rappresentanti di ogni organizzazione propongono qualcosa di caratteristico: un canto, un gesto, un’animazione… Il novus ordo, in fin dei conti, è un contenitore in cui si può infilare di tutto, vista pure la sua scarna secchezza e il categorico appiattimento rituale; ci sono anzi buone ragioni per credere che proprio i fantasiosi contributi dei movimenti abbiano permesso di durare così a lungo a un prodotto artificiale talmente legato all’epoca del suo confezionamento da essere invecchiato nel giro di pochissimi decenni. Anche molti membri di ordini e congregazioni religiose che, grazie al “rinnovamento conciliare”, sono sprofondati in una crisi spaventosa hanno “salvato” la propria vocazione grazie ai nuovi cammini suscitati dallo “Spirito”, reinterpretando il carisma del fondatore e la missione del loro istituto alla luce delle nuove esperienze… che corrispondono ovviamente a quelle delle origini, poi messe al bando dal legalismo farisaico.
Questa disposizione a rileggere e giudicare tutto a partire dalle idee di qualcuno risale, in definitiva, a quell’evento a causa del quale – per dirla con le sofferte parole di un eremita – la Chiesa Cattolica è entrata in un buco nero dal quale non riesce più ad uscire. Questo non era certo nelle intenzioni di chi convocò la grande assise, ma di fatto coloro che ne presero il controllo vollero ridefinire e rifare tutto, nella Chiesa, in base ai princìpi della nouvelle théologie. Forse ci sarebbe voluto un pizzico di prudenza in più unita a salutare fermezza, piuttosto che l’incauto ottimismo che faceva presagire una “primavera” religiosa. In ogni caso, è successo – e da allora il cattolico medio ha una nuova forma mentis, mediamente non cattolica… Il laico impegnato nei movimenti, invece, vede di solito la realtà attraverso la feritoia dei “valori” che gli hanno inculcato: tutto ciò che cade fuori della sua ristretta visuale semplicemente non esiste o, se per accidente lo vede, è semplicemente irrilevante. Cristo è l’idea che se ne è fatta il fondatore o eventualmente, per i più istruiti, questo o quel teologo à la page. Vogliamo curare la Chiesa con lo stesso virus che l’ha fatta ammalare? L’omeopatia spirituale, che io sappia, non l’hanno ancora inventata.
Se parlo con tanta sicurezza è semplicemente perché, da quando ho lasciato la mia famiglia per mettermi al servizio del buon Dio, più di trent’anni fa, ne ho viste e sentite letteralmente di tutti i colori nella Chiesa Cattolica: dall’estrema sinistra rivoluzionaria all’estrema destra tradizionalista, passando per le varie sfumature intermedie, ho mio malgrado conosciuto praticamente di tutto, non sempre per esperienza diretta – cosa che non è comunque possibile – ma almeno per contatti o informazioni sufficienti a farsi un’idea adeguata delle diverse posizioni. In tutto questo ventaglio di esperienze estremamente variegate, non ho ancora trovato un posto in cui poter dire: «Qui va bene, non ci sono problemi (troppo) gravi». Non farò per questo l’errore di idealizzare il monachesimo russo, ma non posso negare che esso eserciti su di me, da parecchi anni, un fascino magnetico che solo il fatto della millenaria divisione vale a frenare.
Confesso di avere ormai la nausea per la squallida farsa che da mezzo secolo si recita in casa nostra e di non avere più la minima stima per i commedianti che si ostinano a trascinarla stancamente, quasi tutti lamentandosi monotonamente per l’attuale stato di cose, ma senza voler ammettere di aver sbagliato strada e di dover radicalmente cambiare. La maggior parte, anzi, continua a lasciarsi stolidamente incantare dalle sirene spirituali del momento: che sia il cappuccino carismatico, lo pseudomonaco mediatico o il defunto cardinale eretico, si tratta solo di ignobili mistificatori che hanno condotto il popolo cristiano e le sue guide dritto nelle sabbie mobili di una falsa spiritualità, tendenzialmente gnostica, in cui il Sacrificio redentore non ha più alcuna rilevanza (anzi non viene più nemmeno nominato) e la vita morale non deve assolutamente entrare (anzi è bandita come fariseismo tout court). Il successo strepitoso del falso profeta è stato preparato da questi e altri personaggi, assurti a maestri indiscutibili di un nuovo e gelatinoso Verbo.
Se la Provvidenza ha permesso lo scisma del 1054, lo ha fatto forse in previsione dei tempi odierni, perché una parte della Chiesa si mantenesse indenne dall’apostasia modernista. Se anche il Patriarca di Costantinopoli, purtroppo, sembra essersi accodato al corteo dell’imperante ecologismo chiesastico, in fondo ateo e naturalista, la parte più numerosa dell’Ortodossia, uscita da una spaventosa persecuzione dai tratti apocalittici, mantiene salda la fede dei Padri, almeno nella sostanza. La rinascita del monachesimo, in seno al Patriarcato di Mosca, ha semplicemente del prodigioso. Nonostante i ripetuti e feroci tentativi di estinguerlo, ha mantenuto vive le tradizioni degli antichi asceti, dei venerati padri spirituali, dei folli in Cristo, dei taumaturghi che leggono nei cuori e toccano la coscienza anche dei più convinti nemici di Dio…
Per far conoscere questo mondo diverso, fantasticamente reale, in cui il Cielo è di casa e le sue meraviglie all’ordine del giorno, non posso fare a meno di consigliare la salutare lettura di un libro straordinario che lo descrive in presa diretta, in modo franco e realistico, senza dissimularne le asperità e le durezze, ma facendo comunque risplendere la luce soprannaturale che da esso emana. È un’umanità a tutto tondo, autentica, di carne e sangue, che emerge dalle storie vissute che vi sono raccontate, ma al tempo stesso un’umanità trasfigurata dalla preghiera e dalla grazia. Niente a che vedere con gli spettri nutriti di concetti astratti che girano da noi, che hanno perso ogni contatto con sé stessi e con la realtà oggettiva, smarriti come sono nel loro mondo virtuale di idee bislacche. Come dono pasquale, eccovi una bella recensione del libro, che vi farà certamente decidere di acquistarlo su due piedi e di divorarlo avidamente – ma non senza meditare seriamente le vivide lezioni che ci danno questi testimoni dell’unico Verbo, sempre uguale e sempre nuovo. Christòs voskrése! Vo ìstinu voskrése! Cristo è risorto! È veramente risorto!
 

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