giovedì 9 marzo 2017

Ad perpetuam rei memoriam. Mario Palmaro e il vuoto che pesa

Oggi ricorre il terzo anniversario della morte di Mario Palmaro.
Ringrazio Cristiano Lugli perché col suo articolo che pubblico di seguito ci permette non solo di ricordarlo, ma anche di riproporlo per  i suoi scritti e dunque per le idee, luminose e feconde, di un autentico "filosofo del diritto", testimone fino in fondo di una fede viva e militante.
In sua memoria vi segnalo anche un interessantissimo saggio di Andrea Sandri, apparso lo scorso anno su Vigiliae Alexandrinae. Vi si trovano le risposte ai perché siamo arrivati a questo punto in cui le decisioni sono dell'uomo-che-vuole, invece che dell'uomo-che-conosce, ancora capace di coniugare nel presente della storia gli inscindibili ius fas mos...


Ad perpetuam rei memoriam.
Mario Palmaro e il vuoto che pesa


Non voglio dire ciò che non ho la capacità di dire. Non voglio, qui, strappare alcuna lacrima a chicchessia. Non voglio nemmeno troppo parlare di chi non ho personalmente conosciuto, per non rischiare di rubare spazio a coloro che, più di me, hanno il diritto di esternarsi sulla figura di un gigante del Cattolicesimo, amico di tutti e modello eccellente di un Cristianesimo che ha letteralmente dimenticato il fine ultimo della vita. 
Tutti questi non sono gli intenti di questo scritto, il quale sarà breve, conciso, semplice frutto di uno sfogo, di una stretta di cuore che oggi avviene ancora dopo tre anni dalla morte di Mario Palmaro.

Proprio ieri, in occasione di quella macabra festa che è detta "della donna", un memorandum dell'opera di questo "filosofo del diritto" mi è riaffiorata alla mente: quanto amabili furono le spiegazioni a guisa di Mario Palmaro rispetto a questo fenomeno che sta agli antipodi della devastazione della famiglia cattolica, per la quale Mario tanto si è battuto negli anni di vita terrena. L'incommensurabile opera di questo insigne giurista non ha eguali nell'attuale epoca, giacché nessun completamento, nemmeno ecclesiastico, è riuscito ad affrontare con l'attualità di Mario i problemi della bioetica, sempre più in preda e vittima di una necrocultura devastante i cui effetti oggi sormontano giorno dopo giorno senza lasciare tregua: dall'omicidio di innocenti che non lascerà presto spazio nemmeno all'obiezione di coscienza, passando per il divorzio sdoganato e semplificato dalla neo-chiesa, fino ad arrivare al suicidio assistito come forma di termine ineluttabile a vantaggio della "libertà" di ognuno.
In questa multiforme cultura di morte si sente il peso, la netta mancanza di chi questa sottocultura l'ha combattuta fino all'ultimo giorno, scendendo in prima linea sul campo di battaglia, sia da un punto di vista pratico ( si pensi alla "Marcia per la vita" ) che dal punto di vista culturale, con la penna di un professore capace di contrastare il sottobosco demonico attraverso scritti, saggi , opere ed un'infinità di conferenze.
Non voglio nemmeno addentrarmi in tutto l'operato di Mario Palmaro. Esulerebbe senza dubbio dalle mie capacità. Però una cosa è certa, e mia sia lecito dirla: se qualcuno non avesse ancora percepito la portata del lascito di Mario Palmaro in tema di Diritto e di Bioetica, perlomeno dovrebbe sentire il vuoto che la sua scomparsa ha lasciato. Ed è proprio questo il punto fondamentale del suddetto sfogo, ovverosia sentire che più passa il tempo e più la figura di Mario Palmaro manca pesantemente nella battaglia per la Fede e per la Vita. 
Il vuoto è palese, forte e fa un gran boato in questa notte di Sabato Santo, in cui la morte sembra aver avuto la meglio sulla vita ma illudendosi di aver vinto una battaglia che non può vincere: "ubi est mors stimulus tuus?" . La crisi della bioetica non ha più una voce che tuoni per evidenziarla, non ha più leader culturale in grado di stanare le trappole e di non cedere a quei mezzi termini democristiani di cui il mondo cosiddetto "Prolife" è ormai imbevuto fino ai capelli.
Difficile è negare che proprio questo mondo di cui Mario è stato promulgatore agguerrito e senza cedimenti di alcun tipo, ha mollato la corda su tanti fronti: ha deciso di intraprendere una battaglia ormai fondata sui numeri più che sulla Verità, sul politicamente corretto piuttosto che sullo sradicamento di un male primordiale. 
Anche in questo caso non si vuole creare qui ed oggi la sede per una simile analisi, ma ciò che è fondamentale affermare sta nella piega intrapresa dal mondo Prolife senza Mario Palamaro, incapace di comprendere le trame con cui il Diavolo si insidia, travestito da pecora, per far trionfare la morte nella fila di coloro che vorrebbero difendere la vita. Si pensi ai tristi esperimenti politici degli ultimi tempi, ai tristi Family Day in cui il numero stava alla base di una battaglia democristiana e sostenuta dalle Rocella di turno, dagli stessi che si sono fatti passare sotto il naso - alcuni dei quali pure votandola - una legge rivoltante come "la buona scuola" in cui il gender è sdoganato. Si pensi ancora a coloro i quali, con triste e fallace speranza, tentano di sconfiggere l'aborto parlando il linguaggio laico, affermando che l'aborto "deve essere legale perché non si può obbligare una donna a tenere in grembo una creatura che non vuole", salvo poi giustificare questo genere di ragionamento come tattico, alla portata di tutti e in particolare degli acattolici.
Tutto questo non ha più niente a che fare con la battaglia intrapresa da questo grande uomo cattolico, esempio fino alla fine di una vita spesa per la Verità; vita cristiana che, arrivata ad un certo punto, si è arresa alla volontà di Dio, accettando la Croce e vivendola, portandola, fino all'ultimo momento con coraggio e dedizione. Il lascito di Mario Palmaro sta venendo pian piano dimenticato, chiuso nel dimenticatoio perché troppo fastidioso per chi ha deciso di condurre una sterile lotta, che si "accontenta" di mantenere embrioni in vitro appesi tra la vita e la morte, si disinteressa dello scempio fatto attraverso la fecondazione in vitro come legge votata e voluta dai "cattolici", molti dei quali professi "pro-vita".
Oggi, più che mai, il vuoto bioetico dilaga in ogni ambiente senza risparmiare molte frange del "tradizionalismo", colpevole di non essere aggiornato sull'attualità di quella necrocultura che evolve ogni giorno di più, dai preti ai fedeli senza risparmiare nessuno. 
La battaglia di Mario non può essere lasciata alla polvere dei cassetti di un passato, ma va resa attuale e compresa in tutta la sua potenza. Se ancora può sussistere una speranza, questo è grazie a quei pochi amici del Prof. Palmaro i quali, coscienti del patrimonio culturale, etico morale e cattolico scaturito dalla sua opera in vita, continuano a battersi per la vera battaglia alla conquista di una Verità che è immutabile e non soggetta a compromessi. 
Il ringraziamento va dunque a persone come Elisabetta Frezza, Alessandro Gnocchi, Roberto Dal Bosco, colei che mi permette di pubblicare quanto ho scritto, siti come Riscossa Cristiana e vari altri amici che non hanno lasciato e non lasceranno mai decadere la memoria di Mario Palmaro.
Per quanto riguarda il vuoto lasciato dal "filosofo del diritto" invece, bé, su quello non credo esistano soluzioni, se non la ferma e devota speranza di rincontrarci un giorno nella gloria dei Cieli.

Requiescat in pace.
Cristiano Lugli
 

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