sabato 18 marzo 2017

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Questo editoriale è stato pubblicato sul numero 326, marzo 2017, del mensile «Le Chardonnet», il bollettino di Saint-Nicolas-du-Chardonnet, la grande bella chiesa del XVII secolo, divenuta, di fatto, il cuore pulsante della Fraternità Sacerdotale San Pio X a Parigi.
di Don Patrick de La Rocque   (*)

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Il 4 febbraio scorso, il quartiere del Vaticano si è svegliato tappezzato di manifesti che interpellavano il papa: «A Francè, hai commissariato Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l’Ordine di Malta e i Francescani dell’Immacolata, ignorato Cardinali… ma n’do sta la tua misericordia?»[1].
Dunque si leva un vento di rivolta contro papa Francesco. È perché il suo ultraprogressismo quasi dittatoriale non è alla sua prima vittima. Del giovane ordine dei Francescani dell’Immacolata, pure fiorente, non resta più nulla, per volontà personale del papa. La causa è la rimessa in discussione del Concilio Vaticano II da parte dei suddetti francescani. Un vescovo filippino accoglie qualcuno di loro? Viene subito rimosso dalla sua carica da papa Francesco.
Altro esempio, quello del cardinale Burke. Dopo essere stato rimosso dalla Segnatura apostolica e relegato come cappellano dell’Ordine di Malta, eccolo di nuovo rimosso de facto anche da questa funzione. La causa: l’opposizione del cardinale ad Amoris laetitia, che apre ai divorziati risposati l’accesso alla comunione eucaristica. Quanto all’Ordine di Malta, anch’esso troppo conservatore, il papa ha nominato l’ultra progressista Mons. Becciu per garantire il suo «rinnovamento spirituale».
Mentre nelle sue decisioni disciplinari annienta ogni opposizione, papa Francesco continua la sua rivoluzione dottrinale. Dopo la comunione ai divorziati risposati, ora la sovversiva rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica promuove l’ordinazione delle donne, con gli applausi del papa.
Questo medesimo papa, si afferma, vorrebbe il bene della Tradizione – s’intenda la FSSPX e le comunità amiche. Il suo amore per le periferie lo disporrebbe a concedere una prelatura personale. Alcuni, che desiderano il riconoscimento, si rallegrano per questa manna, mentre altri si preoccupano, a causa della scarsa fiducia che è possibile accordare a questo papa. E se la questione fosse mal posta?
Come ricorda Aristotele, se gli uomini si uniscono, è per unire i loro sforzi in vista dell’ottenimento di un fine comune. Da un punto di vista soprannaturale, la prima questione, dunque, è sapere se noi, con la Roma di oggi, perseguiamo lo stesso fine, se abbiamo la stessa fede in Nostro Signore Gesù Cristo unico redentore, se abbiamo la stessa fede nella Chiesa cattolica, fuori dalla quale non può esserci salvezza. Ahimè, c’è da temere di no.
Così, lungi da ogni pasquinata, sarebbe indispensabile interpellare papa Francesco sul contenuto della sua fede, ancor prima d’interrogarsi sull’opportunità prudenziale di un riconoscimento canonico. Perché non può essere volontà divina far dipendere la propria salvezza eterna da qualcuno che non professa la fede cattolica. Stabilire un’unità legale senza unità reale sarebbe d’altronde un controsenso. Senza dubbio era a questo che Mons. Lefebvre mirava quando, dopo le consacrazioni, ha dichiarato alla rivista Fideliter:
«Se io dovessi vivere ancora un poco e supponendo che da qui ad un certo punto Roma faccia un appello […] porrei la questione sul piano dottrinale: “Siete d’accordo con le grandi encicliche di tutti i papi che vi hanno preceduto? Siete d’accordo con Quanta cura di Pio IX, Immortale Dei e Libertas di Leone XIII, Pascendi di Pio X, Quas Primas di Pio XI, Humani generis di Pio XII? Siete in piena comunione con questi papi e con le loro affermazioni?” […] Le posizioni sarebbero più chiare».
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(*)  L’abbé Patrick de La Rocque è nato il 20 novembre 1968; entrato nel seminario di Écôn nel 1986, è stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1992. Il suo ministero sacerdotale inizia con l’insegnamento, prima come professore di filosofia, poi come rettore del collegio di San Giuseppe dei carmelitani nell’Aude[2] e, infine, come formatore dei seminaristi di Flavigny. A partire dal 2002, è priore a Tolosa e, dal 2008, a Nantes.
Il distretto francese gli affida diversi incarichi, come la direzione de «La lettera ai nostri fratelli preti», la pubblicazione con cui la FSSPX mantiene i contatti con quella parte del clero francese più sensibile alla Tradizione; è sua l’ideazione del DVD per imparare a celebrare la Santa Messa di sempre. È membro della Commissione teologica della Fraternità ai colloqui dottrinali con la Santa Sede (2009-2011). All’interno di tale Commissione, viene considerato dalla stampa come il teologo più flessibile ed aperto, anche se non esita a prendere posizioni nette, come, ad esempio, quando, nel 2004, ha pubblicato «Dall’ecumenismo all’apostasia silenziosa, 25 anni di pontificato», presentato a Roma da Monsignor Fellay.
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[1] Il testo, nell’originale, è in francese, ma nella traduzione è parso opportuno riprendere le esatte parole scritte sui manifesti citati, piuttosto che tradurre semplicemente in italiano.
[2] Dipartimento francese della regione pirenaica con capitale Carcassonne.
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traduzione a cura di RC

https://www.riscossacristiana.it/a-france-di-don-patrick-de-la-rocque/

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